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CHIETI: LA CITTÀ CHE IL PELIDE ACHILLE DEDICÒ ALLA MADRE

Chieti è una città che si guarda di fretta durante un viaggio in autostrada, che appare lontana, piccola ed è quasi impossibile immaginarci la vita. Invece, la storia di questa città ha radici molto profonde che si intrecciano tra realtà e mito. Infatti, tuttora, Chieti conserva il nome Teate proprio perché, sulle ali della leggenda, Achille, l’eroe greco, ancora raffigurato nello stemma cittadino, fondò Chieti nel 1181 avanti Cristo, battezzandola come Teate in onore di sua madre, la ninfa Teti. Le vicissitudini storiche lasciamole ad altri, mentre noi ci immergeremo sempre più tra strade e vicoletti levigati dal tempo, per raccontare quella bellezza e quell’arte che possono diventare i punti luce di un piccolo mondo.

Il Teatro Marrucino 
Tra i siti imperdibili di questa città, c’è il Teatro Marruccino. Edificato agli inizi dell’Ottocento, può vantare il riconoscimento di Teatro Lirico d’Abruzzo e di Teatro di Tradizione, qualifica conquistata grazie alla raffinatezza artistica della produzione lirica. Importanti maschere del teatro hanno avuto il piacere di condividere una parte della loro carriera artistica con la città di Chieti, tra tutti spiccano Eleonora Duse, Cesco Baseggio e Nanda Primavera.

Chiesa Cattedrale di San Giustino
La Chiesa Cattedrale di San Giustino, intitolata anche all’apostolo Tommaso e alla Vergine Assunta, sorge su un‘antica fabbrica di una Chiesa precedente al 1069.
Nel 1335 Bartolomeo di Giacomo innalza i primi tre piani della torre campanaria che fu completata nel 1498 da Antonio da Lodi che costruisce la cella campanaria della torre ed il suo coronamento in forma di tempietto ottagonale. Tra la fine del ‘500 e i primi del ‘600 l’arcivescovo Matteo Saminiato restaura la Chiesa e fa eseguire nel 1599 il Fonte Battesimale in porfido di Verona. Nel 1703 un devastante terremoto fa crollare la cuspide del campanile. Tra il 1764 e il 1770 l’Arcivescovo Francesco Brancia trasforma completamente la Chiesa dandoleil suo aspetto attuale. La decorazione della volta venne fatta a metà del XIX sec. ad opera dell’artista locale Del Zoppo.

Nel XX sec l’architetto Guido Cirilli eseguì una «progettazione in stile» dell’intero complesso religioso. La prima fase dell’intervento, negli anni ’10 del secolo scorso, riguardò per lo più l’isolamento della torre campanaria e il suo consolidamento. Successivamente creò un rivestimento dell’edificio imprigionandolo in un contenitore murario che non lasciò in vista nessuna delle parti della costruzione precedente. Unì il corpo della cattedrale con il campanile progettando un portale a ghimberga al disopra del quale si alza il fronte della facciata. Integrò il campanile con la ricostruzione della cuspide. Tra il 1970 e il 1976 vengono eseguiti lavori di restauro e consolidamento dell’intero bene riportando alla luce la struttura altomedievale della cripta distruggendo la decorazione barocca, per l’intervento dell’allora Soprintendente Mario Moretti.
Nel Presbiterio e nel Segretariato si trovano tele di pregevole fattura di Saverio Persico, brillante seguace del pittore settecentesco napoletano Francesco Solimena, la pala maggiore del Presbiterio raffigura l’incredulità di San Tommaso, mentre i teleri del Segretariato «la lavanda dei piedi» e «l’ultima cena». Una tela del Persico è presente anche nella Cappella dell’Immacolata fatta erigere dall’Arcivescovo Nicola Sanchez de Luna (l’altare a sinistra del transetto). Interessante è la presenza di un altro allievo del Solimena: Ludovico de Majo di cui troviamo una tela nella Cappella dedicata a San Gaetano (l’altare a destra del transetto). Da notare è il pregevole coro ligneo eseguito nel 1769 da Ferdinado Mosca, il più grande intagliatore abruzzese .

La Cripta della Cattedrale di San Giustino presenta una pianta irregolare che si articola in sei piccole navate di due campate ciascuna. Ad oggi risulta essere interamente realizzata in laterizio con elementi lapidei solo nei capitelli delle colonne e nei pilieri a fascio. Nella cripta sono conservati lacerti di affreschi riferibili al sec. XIV e XV ed un’arca marmorea in cui sono custodite le reliquie di San Giustino, patrono di Chieti e primo Vescovo della città, fatto scolpire nel 1432 dal vescovo Marino del Tocco.
L’immagine odierna della Cripta è il risultato dei lavori di restauro eseguiti tra il 1970 e il 1976, con cui se ne è riportata alla luce la struttura altomedievale distruggendo la decorazione barocca, per l’intervento dell’allora Soprintendente Mario Moretti. Moretti fece distaccare tutta la decorazione in stucco barocca per ritrovare l’antico assetto medievale della costruzione.
Adiacente alla Cripta vi è la Cappella dell’Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti,notevole esempio di barocco con grandiosi stucchi dorati forgiati con perizia dallo stuccatore lombardo Giovan Battista Giani, maestro di mano pregiatissima e di grande importanza per questo tipo di decorazione nella nostra regione. Tutta la decorazione della cappella risulta essere altamente simbolica e sottolinea quelli che sono i dettami dell’opera dell’ Arciconfraternita. La preziosa pala d’altare è opera di Paolo De Mattheis, artista di scuola napoletana del Solimena e raffigura una Sancta Maria succurre miseris, resa con ampie panneggiature e con preziosi colori pastello, da notare il Bambino benedicente posto in piedi su un cuscino sulle gambe della Vergine, che rivolge lo sguardo, e quindi la sua benedizione, allo spettatore; mentre la Madonna si rivolge alle anime sottostanti.
La Cappella ancora oggi è di proprietà della Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti di Chieti, importante ed antichissima Congregazione che cura e custodisce i riti della Processione del Venerdì Santo.

Museo Archeologico Nazionale “La Civitella”
Ciò che cattura l’attenzione di questo museo è la caratteristica di accogliere l’antichità all’interno di una struttura moderna. Infatti, lo spazio adiacente al museo diventa, a volte, una discoteca e l’anfiteatro viene utilizzato come tappa di concerti dai più famosi artisti dell’ambito musicale.
Situato nella parte più alta della cittadina, “La Civitella” è stato inaugurato nel 2000, dopo che, attraverso un attento lavoro di ricerca e di scavi, sono venuti alla luce i resti di un santuario, formato da tre templi e risalente al II sec. a.C., e la parte inferiore di un anfiteatro.

Meraviglioso è il panorama di cui si può godere salendo nella zona alta di quest’area. Il profilo sognante della Majella, soprannominata la “bella addormentata” per le sue curve montuose che ricalcano il volto di una ragazza distesa, si incontra, all’orizzonte, con la linea sottile del mare.

Il Guerriero di Capestrano
Altro simbolo della città di Chieti è il guerriero di Capestrano. In giro si sente spesso dire: “abruzzesi forti e gentili” e il guerriero di Capestrano è diventato il simbolo di questo detto.
Scopriamo il perché: capolavoro dell’arte italica, la statua venne ritrovata nel terreno da un contadino abruzzese, nel 1934. Saltano all’occhio le proporzioni inusuali di questo Re guerriero e la cura nei dettagli, caratteristiche che rendono quest’opera diversa rispetto a quelle risalenti allo stesso periodo.Alcuni storici sostengono che il Guerriero di Capestrano presenti forme più femminili che maschili: i fianchi larghi, la vita stretta, le gambe formose, le dita affusolate e il fondo schiena rotondo. Molto probabilmente, l’intento dell’artefice di quest’opera era quello di esaltare le imprese di un’intera popolazione, uomini e donne, il guerriero doveva essere il punto d’unione tra forza maschile e gentilezza femminile. La statua è conservata presso il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, con sede a Villa Frigerij a Chieti.

La Villa Comunale
Di elegante stampo ottocentesco, la Villa Comunale nasce dall’unione di alcuni giardini nobiliari. Questo “piccolo polmone verde” è formato da piazzali collegati da vialetti. Da qui si diramano un terrazzo panoramico vicino al quale si staglia il Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo, preziose fontane artistiche, tra cui, la principale acquistata alla Fiera di Parigi nel 1890, ed esemplari di piante esotiche e rare. Il tutto è arricchito dal laghetto con la statua di Nettuno, divinità che veglia giorno e notte sulla Villa, un posto magico che sembra quasi restituire al presente il tempo delle dame e dei cavalieri.

Viale IV Novembre
Sarà capitato a tutti, specialmente ai più distratti, di sentirsi dire “guarda dove cammini!” e, percorrendo, il viale IV Novembre non ve lo farete ripetere due volte. Infatti, molto probabilmente, è possibile accorgesi che la pavimentazione è formata da lastre con anelli concentrici, simboleggianti il DNA umano. Inoltre sulle lastre di ghisa sono incisi i versi di sonetti settecenteschi di Valignani e di Toppi.